Simone
Weil - concerto poetico
da un'idea di Ombretta De Biase
una rielaborazione poetica di Ilaria Drago
*musiche originali Marco Guidi
dinamiche
vocali: Marco Guidi e Ilaria Drago
con:
Ilaria Drago - *live electronics
Simone
Weil
nasce nel 1909 e muore nel 1943, a soli trentaquattro anni. "Filosofa
militante" come lei stessa amava definirsi, l'Autrice di Oppression et
Liberté, La condition ouvrière, Cahiers I, II, III L'Enracinement,
Attente de Dieu... fu operaia in miniera e in fabbrica, contadina, sindacalista,
combattente nella guerra civile spagnola
perseguendo oltre ogni limite,
con la mente e con il corpo, il Vero, consapevole che questa scelta assoluta
l'avrebbe consumata e ineluttabilmente condotta a sentirsi sempre e comunque
"sola, straniera ed in esilio in ogni luogo". Lei stessa scrive
"I miei contemporanei hanno preferito giudicarmi in mille modi diversi
ma bastava semplicemente che ammettessero che l'oggetto della mia ricerca
era l'umanità e l'oggetto del mio amore erano gli ultimi, i diseredati".
A cento anni dalla sua nascita, il corpo e la
voce di Ilaria Drago e la musica di Marco Guidi mettono in scena il potente,
ineguagliabile ritmo del cuore e del pensiero della donna che fu definita
"un miracolo dell'anima e della coscienza umana" e uno degli "ingegni
più alti e puri di ogni tempo. "Ho
bisogno di passare fra gli uomini e confondermi con loro. Devo conoscerli
ed amarli per come sono, se così non è, anche il mio amore non
è... (S.Weil)
Attraverso
la rilettura
in forma contemporanea di una delle più grandi pensatrici, filosofe
e poetesse del secolo scorso, la Compagnia Ilaria Drago presenta un progetto
in forma di concerto-poetico utilizzando strumentazioni elettroniche
dal vivo (live electronics), musica e rielaborazioni drammaturgiche, capaci
di rendere la performance di lettura coinvolgente e fruibile.
La forma che prende il concerto poetico
è quella di una lunga lettera, l'ultima che si "ascolta ma non
si legge" e che Simone scrive al suo unico amico e confidente, Padre
Perrin, ripercorrendo le tappe principali della sua breve vita; una forma
dunque che prende spunto dalla realtà, avendo Padre Perrin raccolto
tutte la corrispondenza della Weil nel magnifico volume "Attesa di Dio".
* tutte le voci registrate nelle basi dello spettacolo sono di Ilaria Drago e Marco Guidi
*per
"live eletronics" s'intendono elaborazioni vocali eseguite dal vivo
ed improvvisate che interagiscono con le basi preregistrate

curiosità sul percorso drammaturgico per la messa in scena del concerto poetico:
il lavoro su Simone Weil nasce da un'idea della drammaturga Ombretta De Biase che da anni lavora sulla filosofa e sulla quale aveva già realizzato uno spettacolo.
Ilaria Drago ha attentamente letto il testo originale della De Biase, che contava però diversi personaggi, riproponendo a sua volta una rilettura poetica monologante e musicale di tutta l'opera della Weil.
Durante un periodo di circa tre mesi, Ilaria Drago ha potuto calarsi nel personaggio della Weil, studiandone le opere, dalla Biografia interiore di Gabriella Fiori, all'Ombra e la grazia di Fortini e Hourdin, a Sulla guerra-scritti 1933-1943 a cura di Donatella Zazzi, ai Quaderni (si ringrazia Adelphi per averli forniti con lo sconto!), fino ad arrivare ad Attesa di Dio, volume determinante per la Drago, sia per i contenuti sui quali ha meditato più che letto, che per l'idea della forma di una lettera-in concerto.
Un
continuo scambio di lettere, commosse ed entusiastiche, tra la De Biase e
la Drago hanno permesso di percorrere ancora più profondamente l'opera
di Simone e di trarne via via spunti per la riscrittura scenica della Drago.
Mantenendo come idea quella avuta dalla De Biase di fare iniziare lo spettacolo dalla morte di Simone, la Drago ha scritto una lunga lettera di commiato a Padre Perrin, "ultimo filo da recidere" prima di lasciare la vita, facendo ripercorrere al personaggio alcune delle tappe principali del suo pensiero. La conclusione della lettera è la chiusura del cerchio: Simone, morta, recide l'ultimo filo che la legava alla vita. Rimangono come un'eco solo le parole del poeta elisabettiano Geroge Herbert che lei era solita recitare in continuazione; Love è stata la poesia grazie la quale la Weil racconta di avere potuto incontrare Cristo "da persona a persona"...
ascolta stralci dallo spettacolo [siae]
prologo
la fabbrica parte 2