spettacolo vincitore dell'8° Edizione del Festival le Voci dell'Anima 2010 e del Premio Traetta della critica

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Ilaria Drago

attrice autrice performer - dinamiche vocali

Simone Weil - concerto poetico
di e con Ilaria Drago
musiche e sonorizzazioni Marco Guidi
voce live electronics Ilaria Drago
testi ed elaborazione poetica Ilaria Drago
luci marco Guidi

Il percorso drammaturgico per la messa in scena del concerto poetico: Conoscere Simone Weil è un evento. E quando incontri personaggi come lei non puoi che tentare di mutare lo sguardo sulle cose, sulla realtà che ti circonda. Non avevo idea della sua enormità, dell’intensità, della passione per quella Verità e Bellezza capaci di non lasciare scampo alla bugia, alla falsità, alla mediocrità delle illusioni quotidiane che troppo spesso ci fanno uomini addormentati nel lusso delle nostre irresponsabilità. Simone ti mette in ginocchio e lo fa con la penna e la ragione, con la lama tagliente di uno sguardo sulle cose che non dà tregua, non permette la fuga, non l’incredulità; perché si può essere increduli davanti a qualcosa che vacilla, che ha radici deboli, difficilmente di fronte alla semplicità micidiale della realtà così com’è, realtà che è da accettare come dichiarazione d’Amore di Dio. Simone, che ha avuto il coraggio o la follia, di andare a vedere come stavano le cose, e per questo ha pagato, si è sporcata le mani, ma da quella polvere ha tratto l’oro di una saggezza rara che per lei era pratica, ogni giorno, di attenzione e attesa, dono immenso da conquistare. “…L’attenzione consiste nel sospendere il proprio pensiero, nel lasciarlo disponibile, vuoto e permeabile all’oggetto […]. Il pensiero deve essere vuoto, in attesa, non deve cercare alcunché, ma essere pronto ad accogliere nella sua nuda verità l’oggetto che sta per penetrarvi. […] I beni più preziosi non devono esser cercati, bensì attesi.”

Il lavoro su Simone Weil nasce da un'idea della drammaturga Ombretta De Biase che per anni ha lavorato intorno alla figura della filosofa realizzandone anche uno spettacolo. Io non finirò mai di esserle grata per avermi presentato questa piccolo miracolo umano di donna! Il testo che mi aveva inviato Ombretta prevedeva una scena con diversi personaggi, mentre io avevo la necessità di incontrare ed attraversare da sola la vita di Simone per riproporre poi una rilettura poetica monologante e musicale di tutta o parte della sua opera.
Appassionata come raramente mi è successo, ho studiato per mesi le biografie di Simone e i suoi testi, in particolare la Biografia interiore di Gabriella Fiori, l'Ombra e la grazia di Fortini e Hourdin, Sulla guerra-scritti 1933-1943 a cura di Donatella Zazzi, i Quaderni, fino ad arrivare ad Attesa di Dio, volume per me determinante sia per i contenuti sui quali ho meditato più che letto, che per l'idea della forma dello spettacolo da portare in scena, ovvero quella di proporre una lettera-in-concerto.
Mantenendo l’idea avuta dalla De Biase di fare iniziare la storia dalla morte di Simone, la forma che ha preso lo spettacolo è quella di concerto poetico; una lunga lettera di commiato, una lettera-in-concerto che si "…ascolta ma non si legge!", che la Weil scrive al suo amico e confidente, Padre Perrin, - "ultimo filo da recidere" prima di lasciare la vita - ripercorrendo le tappe principali della sua breve esistenza. Concluso questo suo ultimo viaggio, Simone è finalmente libera di partire e rimangono come un'eco solo le parole del poeta elisabettiano Geroge Herbert che lei era solita recitare in continuazione; Love è stata infatti la poesia grazie alla quale racconta di avere potuto incontrare Cristo "da persona a persona".

Il concerto poetico
Uno dei nodi più importanti da sciogliere, che ci coinvolge tutti come esseri umani, è quello dell’illusione e il fine da perseguire ad ogni costo è la Verità. Questa era la lente con la quale Simone Weil osservava e sviscerava le questioni del mondo, e questo è stato il motore che ci ha mosso nella ricerca sia musicale che poetica. “Tutto si svolge negli spazi dell’anima e tutto ha dimensioni etiche.” (S.Weil) Il lavoro, la guerra, la spiritualità, sono i temi toccati nel concerto, temi che ci si propone di dire in forma poetica, attraverso l’evocazione di cui sono capaci la musica e la lirica e che, non solo hanno travolto la vita della filosofa, ma che ci riguardano e non smettono di farci riflettere.
La musica di Marco Guidi è frutto di un’attenta ricerca di tutte quelle sonorità tipiche di certi contesti, ma anche evocative di stati emozionali: i canti dei lavoratori, i cori di bambini ebrei, i bombardamenti e gli aerei, le catene di montaggio… Suoni questi che hanno permesso di aprire uno spazio dove tutti possono riconoscere qualcosa della propria storia o memoria, perché, non identificando lo spazio geograficamente, si può immaginare che, per esempio, uno spaccato di guerra o di fabbrica possa essere ambiente comune a tutti in ogni tempo.

* tutte le voci registrate nelle basi dello spettacolo sono di Ilaria Drago e Marco Guidi
*per "live eletronics" s'intendono elaborazioni vocali eseguite dal vivo ed improvvisate che interagiscono con le basi preregistrate.