La
nave dei folli
di e con Ilaria
Drago
testi
di Ilaria Drago
scene di Mikulàs Rachlìk
con la partecipazione di Marcello Sambati
musiche originali di Roberto Laneri e Marco Guidi
luci
Marco Guidi
e con Cristina Latini, Massimo Taglienti, Claudia Mei Pastorelli
"La
nave dei folli" è la storia di
un uomo e di una donna, Maria e Giuseppe, che cercano da secoli un amore purissimo,
attraverso il quale restituire alla sessualità la sua bellezza oltre-commercio
e riscoprine il senso divino. Una metafora di matrimonio che restituisca un
valore all'essere umano, oggi sempre più lontano da sé, diviso,
frammentato e sgretolato in miriadi di dinamiche che lo annichiliscono e lo
rendono assente. Lo addormentano. La "nave dei folli", corpo gigante
da suonare insieme alla voce dei protagonisti, fende il fiume della vita per
scovarne il significato profondo in un viaggio senza fine. Una grande musica
metallica. Una nenia antica e futura. Il risorgere musicato di un possibile
essere vivente.
Per arrivare all'essenza dell'amore i due protagonisti lo spoglieranno d'ogni
bugia e non faranno sconti a loro stessi: si vorranno, si rifiuteranno, si
terranno abbracciati, si taglieranno fino a che la nave stessa diverrà
all'improvviso crocifissione del vecchio e annuncio di speranza...

Marcello Sambati e Ilaria Drago


Mikulàs Rachlìk e Alessandro Sirri
lavorazione nave


Sono solo
colombina
uno spirito truccato
una macchina speciale
costruita a far movenze
e tenuta su coi lacci
della tua imprecazione
Ti sei
imposto un'anima piombata. Non hai mai pianto, è questo che t'ha fatto
schiavo!
Giuseppe Eri una folla di donne quando t'ho vista,
ora ti prendo come fossi una bambolina e ti porto a spassarmela! Mica posso
morire senza averti colpita.
Maria Non tardare a venirmi addosso a toccarmi
e graffiarmi e mangiarmi, ché altrimenti io me ne muoio di mancanza
di te! Mi hanno fatto latrare per secoli chiamandomi sgualdrina ogni volta
che pensavo a come prenderti e la mia non era che una nostalgia. Ho strusciato
per terra a ventre nudo e lingua in fuori; ho inciso a passi felpati di donna
maculata la mia storia solitaria
sempre in attesa, sempre in cerca su
questa terra in pianto.
Giuseppe Chi sei? Quale cataclisma ti s'è
affacciato sulla faccia che mi sembri tutte le donne del mondo e sei bambina
e sei sorella e sei un alveare mieloso che mi chiama a succhiare questo nettare
che all'improvviso t'è sceso giù dagli occhi e dalla pancia?
Non senti come gronda via da me una voglia assassina?
Maria E' forse in questo incontro di carni che
si sconquasserà la materia e finalmente non ci saremo più? Presto!
Chiamate il testimone secolare! Appunta su di sé da centinaia di anni
gli affari di questo giardino di Dio! Che dice la sua bocca di carta bagnata?
Ci sposeremo? Ci sposeremo adesso che sembra arrivare l'ultima ora di questo
mondo trafitto e imbalsamato? Ci sposeremo finalmente? Che serve ancora a
questo nostro muscolo che batte contro l'anima e non si ferma e chiede disperato
una risposta? Ci sposeremo?


