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Nei laboratori lavoro su diversi fronti perché immagino l'animale-attore come un unico strumento magico dalle differenti sfaccettature e possibilità. Questo affinché si riesca a tirare fuori da sé quella sinstesi espressiva propria del teatro. Il lavoro è perciò sia sulle tecniche vocali che sul corpo e l'interiorità. Per quanto riguarda le tecniche vocali la mia ricerca ha subito notevoli cambiamenti negli ultimi tempi. Sono sempre più convinta infatti che si debbano abbandonare tutti quei metodi che operano in maniera esasperata sulla tensione muscolare e sulle forzature. A meno che non lo richieda in un determinato momento uno specifico personaggio di uno spettacolo, non credo più che la logica dello sforzo disperato sia la soluzione per ottenere un buon suono senza farsi male. L'ascolto di sé è una cosa da fare con attenzione, sia per ciò che riguarda la vocalità sia per ciò che riguarda tutto il proprio corpo. Nei laboratori faccio usare molto il corpo, fino a studiare cosa accade alla voce e alla parola in un determinato momento piuttosto che in un altro. C'è poi la parte dell'improvvisazione. Questa è forse la cosa che mi interessa di più: liberare per quanto possibile la persona dai propri condizionamenti, o dalle proprie paure e blocchi, attraverso improvvisazioni che agiscano sull'emotività. Cercare di far venire fuori l'emozione e convertirla in scena teatrale. Ogni laboratorio naturalmente mantiene delle caratteristiche simili ma cambia a seconda del contesto in cui si è e fondamentalmente dal gruppo che mi trovo ad avere davanti. Generalmente non mi piace che ci siano tensioni negative, e non credo nella logica del terrorismo, ma piuttosto sono fermamente convinta che l'armonia e la compattezza del gruppo siano già ottimi insegnanti. Quando c'è un buon gruppo di lavoro assistiamo già a delle scene molto intense di teatro. Ilaria Drago