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Mariacane
di e con Ilaria Drago
musiche originali
Marco Guidi
ideazione luci, spazio scenico, dinamiche vocali
Ilaria Drago e Marco Guidi
spettacolo vietato ai minori di 14 anni
Monologo finalista al Premio Riccione per il Teatro 2005 e vincitore del Premio Elsa Morante per la letteratura 2006(inediti).
Pubblicato da Editoria&Spettacolo nella raccolta di testi Estasìe.
La compagnia ilaria drago affronta un tema molto delicato, troppo spesso dimenticato o "consumato" dai media con una notizia di cronaca ad affetto e subito scordata: il tema della violenza e degli abusi. Per dare voce a chi non ce l'ha, a chi non riesce ad alzare la testa, a chi non si sente più in diritto di vivere, a chi se sente umiliata e senza dignità.
L'argomento di Mariacane nasce dal furore degli eventi di cronaca: un branco, una ragazza, un giorno qualsiasi per morire. Il testo non vuole essere la semplice accusa di un gesto terribile che può colpire ogni donna, sia si tratti di quella dimenticata tra le mura domestiche, sia si tratti di quelle oggetto di rivendicazioni di potere durante le guerre, ma è un grido potentissimo di una ragazza che riesce ad ascoltare la vita e a sentirla, nonostante tutto, meravigliosa. Questo monologo, che si snoda su due linee narrative contemporanee e differenti, quella dei fatti che stanno accadendo e quella dei pensieri della ragazza, è in realtà la vittoria su un insulto che vorrebbe piegata la dignità umana, “io sono come il vento, l’ho sempre detto, nessuno può fermarmi in una mano…”!
Mariacane è un lavoro scritto col sangue d’ogni donna stuprata, con la disperazione delle ossa rotte, con la forza della resurrezione. Silenzi e corpo da suonare, questa è l’idea portante del lavoro e l’attenzione si concentra tutta su questa donna violata che diviene polifonia di respiri e canto.
Mariacane è musica che ogni sera, ad ogni replica, si rinnova, poiché in tempo reale, dal vivo, la sua voce diventa ritmo, vibrazione sottile, graffio e, tramite l’utilizzo di uno strumento chiamato looper, si trasforma in una base su cui tessere le parole.
Spogliata di tutto, a Mariacane non resta che dire solo i fatti che accadono, e questa semplicità diventa forza dirompente che invita a non dimenticare.
Mariacane non è una vittima e lascia al pubblico, mentre se ne va aggrappata alla sua ala d’angelo, un femminile sacro e potente come fosse il testimone che passa perché si possa andare avanti con occhi diversi, perché il pubblico ne faccia qualcosa di buono, perché “il peggio non è morire, il peggio è vivere da morti, diventare l’ombra di se stessi!”
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