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Ilaria Drago

attrice autrice performer - dinamiche vocali

Antigone -secondo movimento
COMPIERE IL RITO

diretto da Ilaria Drago
musiche, sonorizzazioni, Marco Guidi
con Elena Barolo, Antigone danzante

APPUNTI di viaggio

Ilaria Drago incontra Elena Barolo

Primo incontro
Misurarsi con una danzatrice

foto Andrea Macchia

Antigone ci aspetta. Fare del pensiero un'azione.

Cosa faccio di fronte alla tragedia. Seppellire mio fratello. Seppellire i miei morti. Davvero. Compiere il rito fino in fondo: dentro di me. Se non li seppellisco davvero, se non rendo loro dignità, non sono viva. Resto in una terra di mezzo. Compiere il rito fino in fondo: fuori di me. Tutti i morti devono essere visti, nessuno può essere scartato. Non possiamo mollarli affogati giù nel mare, non possiamo lasciarli sotto macerie e colpi di fucile. “Un morto è un morto, e io vi chiedo di guardare!”

Convulsioni di preghiere che tornano come voce franta sui muri, sull'indifferenza, sulla cecità. Poi l'unica rivoluzione possibile: prendere coscienza. Assumersi la responsabilità. Divenire il gesto rivoluzionario.

La misura. La misura è nello sguardo: andare oltre gli occhi, scovare dov'è l'altro. La misura è nell'ascolto: cogliere frammenti d'anima oltre le parole, scarti di storie riposte, ma radicate, cicatrici indelebili e incisioni nel cuore. Misurare il corpo della danzatrice: il viso, gli occhi, i muscoli. Cogliere le fragilità, restituire forza e spessore. La prima tappa del viaggio: non danzare!


Secondo incontro
del perché e del cosa mi serve

Trovare dentro la storia una via possibile. La sua. Quella di Elena. Quella che lei poi potrà restituire con i muscoli, il fiato, le mani contratte, gli occhi rivolti su, bianca evocazione della terra di mezzo fra vivi e morti. Elena-Antigone è là. È nella terra della battaglia, una terra che continua a gridare di sangue e macello. Non voglio che si metta a interpretare, voglio che guardi i morti. Voglio che li veda e avverta la necessità, l'urgenza di un'azione, di una voce. Antigone-Elena è là, sappiamo che cosa farà, cosa deciderà di fare e di perdere poi a causa di questa sua azione. Antigone è coraggiosa anche se spaventata. Elena-Antigone anche: ha il coraggio di mollare gli appoggi, le sicurezze, la danza che conosce. Tutto deve attraversarla. Elena-Antigone deve attraversare la terra di mezzo, decidere un'azione che le restituisca libertà. Eppure qualcosa si lascia, qualcosa si perde: Antigone sa che non avrà figli, non avrà il calore di un amante, non una vecchiaia, né una morte come tutte. Ora sappiamo che ci sono scelte da fare. E ci vuole coraggio. E non si può rimandare. Bisogna fare delle scelte. È necessario. È anche un atto d'amore!

Elena-Antigone trova una seggiolina di bimbo, decide di provare a giocare con quella, decide che le memorie di una futura vita che non avrà le racconterà con un'immagine che evochi la nostalgia della purezza, di qualcosa non ancora contaminato. Sono perplessa, ma la lascio fare. Bisogna lasciare fare l'esperienza. Tanto ho fiducia nell'opera d'arte. Io lascio fare ad Elena la sua esperienza e la forza della poesia ci farà sapere. Io so dentro quello che dev'essere, eppure viaggio e mi lascio sorprendere. So anche che non bisogna avere fretta, perché tutto sarà, appunto, come dev'essere. Aiuto la danzatrice-Antigone a sperimentare una possibile strada con la seggiolina. Prepariamo un pezzo di nostalgia d'amore e di sensualità, e poi una nostalgia di madre. Lascio ad Elena il compito di prepararmi un pezzo su questo per la prossima volta. Lei e la seggiolina-bambina. Io la aspetto per dirle che qualcosa non funzionerà. Ma prima la faccio lavorare.

Bisogna attraversare le cose nel corpo, non solo nella mente. Il corpo dice. Il corpo conosce. L'esperienza interiore è più forte di qualunque intellettualismo. Ma dato che siamo maledetti stupidi intellettuali, dobbiamo tendere trappole alla nostra mente. Solo così potremo meravigliarci.

Sappiamo una cosa fondamentale: il secondo movimento di Antigone sarà un rito di sepoltura.